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Le
origini dell'Arteterapia
Fin
dai tempi più antichi l’arte è stata considerata
un elemento di cura. Nella cultura tribale era lo sciamano che
costruiva o scolpiva delle immagini che assumevano dei poteri
magici, per mezzo delle quali guariva il malato. Oppure era
lo sciamano che guidava le danze rituali, all’interno
delle quali spesso stava il malato, che ne riceveva cura e giovamento.
La particolarità è che in questi riti, ancora
esistenti presso popolazioni primitive, il paziente rimane passivo.
(1)
La funzione terapeutica e catartica dell’arte solo in
tempi relativamente vicini a noi, a partire dal Romanticismo,
ha trovato una configurazione e una concezione estetica favorevoli.
Per lunghi periodi storici l’attività artistica,
soprattutto in campo figurativo, ha rappresentato un mestiere
al pari di altri. Con il Romanticismo nasce la concezione dell’artista
come individuo particolarmente sensibile, ai limiti della follia,
che trova nella realizzazione dell’opera d’arte
la possibilità di esprimere ciò che gli appare
irrimediabilmente perduto o irraggiungibile. L’opera d’arte
in questo contesto rappresenta una sorta di strumento terapeutico
che permette al suo creatore, talvolta, ma non sempre, di evitare
la follia e di comunicare agli altri il suo mondo fantastico
e alienato.
Il rapporto tra arte e terapia rimane, in questo caso, affidato
alla sensibilità di persone non comuni e non costituisce
di certo un’esperienza alla portata di tutti. (2)
Con lo sviluppo delle istituzioni psichiatriche nel XVIII e
nel XIX secolo alcuni medici notarono che il malato mostrava
un’urgenza a creare.
Cesare Lombroso nel 1880-82 richiamò l’attenzione
sulla produzione grafica dei malati di mente e dei carcerati.
Era interessato a mostrare l’esistenza del binomio pazzia-genialità
e, quindi, aveva tentato una interpretazione prevalentemente
estetica delle produzioni grafiche dei malati.
In Francia già Tardieu nel 1872 aveva parlato del bisogno
di espressione che aveva osservato nei malati di mente e Max
Simon nel 1876 aveva tentato una classificazione del disegno,
ponendolo in relazione ai vari tipi di patologia psichiatrica.
La sua classificazione aveva destato enorme interesse, stimolando
il dibattito e la ricerca che hanno portato a nuove formulazioni
da parte di studiosi e psichiatri come Vinchon (1924), Cesar
(1951), Minkowska (1949), Bobon (1962) e altri. (3)
Con la fondazione delle strutture psichiatriche a partire dal
XIX sec. si erano, quindi, aperti atelier artistici, con la
convinzione che i pazienti siano in grado di cambiare quando
disegnano e creano. La produzione di questi atelier è
in alcuni casi documentata.
E’ del 1919, ad esempio, l’inizio del progetto di
raccolta dell’arte prodotta negli istituti psichiatri
che vede in Karl Wilmanns il promotore e in Hans Prinzhorn il
curatore della raccolta. Quest’ultimo pubblica un saggio
“Produzione artistica dei malati mentali” nel 1922,
un libro poco meno che rivoluzionario, denso di illustrazioni,
che nel primo dopoguerra sarebbe divenuto una stimolante fonte
ispiratrice per non pochi artisti in Germania e in Francia e,
successivamente, negli Stati Uniti, interessando particolarmente
i Surrealisti. (4)
Questa attenzione per l’attività artistica del
malato di mente porta “la produzione psicopatologica”
all’interno del movimento dell’Art Brut e alla conoscenza
del pubblico e della critica, questo anche grazie anche all’interesse
suscitato in Jean Dubuffet dalle iniziative di alcuni psichiatri.
In Italia caso emblematico è quello di Carlo Zinelli,
seguito nel corso della sua vita e della sua produzione artistica
da Vittorino Andreoli all’interno dell’Ospedale
Psichiatrico di San Giacomo a Verona. (5)
Ma è apparso sempre più chiaramente che il linguaggio
grafico, non potendo arrivare a strutturazioni in regole e definizioni
mediante leggi, diventava significativo solo nel rapporto unico
e irripetibile tra paziente e terapeuta, grazie anche agli apporti
teorici mutuati dalle diverse impostazioni psicoanalitiche.
NOTE
| (1)
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Coppo
P., Guaritori di follia, Bollati Boringhieri, Torino 1993 |
| (2) |
AA
VV, Regolazione delle emozioni e Arti-terapie, Carrocci
Editore, Roma 1998 |
| (3) |
Andreoli, V., Il linguaggio malato, Masson, Milano 1979 |
| (4) |
AA VV, Figure dell’anima – Arte Irregolare in
Europa, Mazzotta, Milano 1997 |
| (5) |
AA. VV., Carlo – tempere, collages, sculture, 1957
– 1974, Marsilio, Venezia 1992 |
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