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Lo
sviluppo dell'Arteterapia in America
Anche
in America, nel dopoguerra, si sviluppa un diverso approccio
all’arte, e non solo per l’influenza di Edith Kramer
attiva in America dal 1950.
Anche l’intervento di Florence Cane (1882 – 1952),
si iscrive pienamente nella storia dell’Arteterapia. Florence,
chiamata nel 1920 alla Walden School a New York, dalla sorella
Margareth Naumburg, che aveva accolto le sue osservazioni critiche
rispetto alle modalità con cui veniva insegnata all’arte.
Florence, in questa istituzione e nella pratica privata, ha
trovato lo spazio e la disponibilità che le hanno permesso
di elaborare tecniche per combattere i momenti di blocco e gli
stereotipi, creando delle situazioni che impedissero la pianificazione
intellettualistica e favorendo il rilassamento dei meccanismi
di difesa. Florence Cane cercava di incoraggiare movimenti che
impegnassero tutto il corpo nell’atto di disegnare, e,
successivamente, le proiezioni di immagini sui risultati ottenuti,
la concentrazione sui ricordi e su esperienze interiori.
Attraverso queste intuizioni ha avuto inizio un importante sodalizio
tra le due sorelle, e il lavoro di Florence sarà di grande
stimolo a Margareth che, nel corso della sua lunga attività
come psicoterapeuta e arteterapeuta, getterà le fondamenta
teoriche di questa disciplina.
Secondo Margareth Naumburg (1890 – 1983) il processo dell’Arteterapia,
orientata dinamicamente, è basata sul riconoscimento
che i pensieri e i sentimenti fondamentali dell’uomo sono
derivati dall’inconscio e spesso raggiungono la loro espressione
nelle immagini piuttosto che nelle parole.
La Naumburg usava il disegno spontaneo per raggiungere un più
facile accesso all’inconscio e incoraggiava i suoi pazienti
a fare delle libere associazioni rispetto a quello che vedevano
nei propri lavori. Le immagini quindi, come nella procedura
psicanalitica, hanno a che fare con i dati dei sogni, delle
fantasie, delle paure, dei conflitti e delle memorie d’infanzie.
Attraverso questa proiezione pittorica l’Arteterapia diventava
comunicazione tra paziente e terapeuta.
Inoltre le censure che operavano nel linguaggio verbale, venivano
raggirate nel linguaggio visivo usando spesso lo scarabocchio
“...una tecnica che è illustrata ai pazienti in
Arteterapia come mezzo di aiuto per liberare la loro espressione
spontanea”. (1) Il processo, però, era finalizzato
alla produzione verbale, senza una particolare attenzione ai
materiali e al processo artistico. Quando si usa l’arte
con queste modalità le potenzialità insite nei
materiali e nel processo artistico non vengono utilizzate pienamente,
e si ci trova di fronte semplicemente ad un trampolino di inizio
verso la psicoterapia verbale.
Come osserva Edith Kramer: “Il metodo di Margaret Naumburg
detto degli scarabocchi è ancora la via migliore per
raggiungere il contenuto latente. È un esercizio che
in un primo momento consente di creare segni informali, successivamente
di scoprire una forma in queste configurazioni caotiche e quindi
di trasformarle in figurazioni che costituiscono già
il primo sbocco di contenuto nascosto. Questo metodo ha molti
punti in comune con la libera associazione usata in psicanalisi
ma è anche significativamente diverso”.(2)
In ogni caso le riflessioni teoriche espresse da Margareth Naumburg
sono rilevanti e iscrivono l’Arteterapia nella cornice
teorica psicoanalitica offrendo importanti basi agli arteterapeuti
di questo orientamento.
In America Edith Kramer ha, quindi, trovato un fertile terreno
per lo sviluppo del proprio personale orientamento lavorando,
dapprima, come insegnate d’arte alla Little Red Schoolhouse
di New York (1939-41), e successivamente presso la Wiltwyck
School for Boys (1950-57) e, dal 1960 al 1963, alla Leake and
Watts Children’s Home di Yonkers dove ha impostato interventi
di trattamento terapeutico con bambini. Il lavoro di Edith Kramer
pone l’accento sul “concetto di arte come terapia,
piuttosto che su una psicoterapia che utilizzi l’arte
come uno dei suoi strumenti”.
La “terapia d’arte è
concepita in partenza come un mezzo di sostegno dell’Io,
capace di favorire lo sviluppo di un senso di identità,
e di promuovere una generale maturazione. La sua principale
funzione la vediamo nel potere dell’arte di contribuire
allo sviluppo di un’organizzazione psichica che sia capace
di funzionare sotto pressione, senza crollare e senza dover
ricorrere a infirmanti misure difensive.
Così concepita l’arte come
terapia diviene, in pari tempo, un’essenziale componente
dell’ambiente terapeutico e una forma di terapia che integra
o sostiene la psicoterapia ma non la sostituisce”. (3)
E il suo intervento terapeutico avviene combinando i due termini,
arte e psicoterapia, attraverso i processi artistici. Il terapeuta
è a fianco del paziente come terza mano. Come artista
reagisce al lavoro del paziente con le sue conoscenze, aiutandolo
dove è necessario; come arteterapeuta ne sostiene le
funzioni dell’Io.
NOTE
| (1) |
Naumburg,
M. (1966), Dynamically Oriented Art Therapy: Its Principles
and Practice, Grune and Stratton, New York and London |
| (2) |
Kramer,
E., Che cos’è l’Arte Terapia?, II°
Giornata di Studio ADEG - AISCNV 1985, Brescia, ADEG Torino
1985 |
| (3) |
Kramer,
E., L’arte come terapia nell’infanzia, La Nuova
Italia, Firenze 1971 |
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